CALENDARIO 2026 DEL PARCO VALLE LAMBRO
GENNAIO

Apis mellifera: cosa vede un'ape
LE STRATEGIE DELL'ATTRAZIONE
I fiori hanno sviluppato svariate strategie per favorire l’impollinazione entomofila, mettendo a punto meccanismi raffinatissimi per attrarre gli impollinatori che non si limitano ai colori delle corolle, ai profumi intensi e alla produzione di feromoni. I fiori hanno imparato a usare la luce, sfruttando lo spettro visivo caratteristico dei loro impollinatori di riferimento: pigmenti come le antocianine e i carotenoidi generano un contrasto con il verde delle foglie; apposite strutture microscopiche, interagendo con la luce, generano effetti ottici che possono variare la saturazione e la brillantezza del colore o conferire iridescenza alle corolle. I bombi, ad esempio, sono in grado di cogliere l’iridescenza e usarla per identificare i fiori. Nel loro arsenale di strategie d’attrazione ci sono anche la meccanica e l’elettrostatica: la prima entra in gioco negli accorgimenti sviluppati dalle piante per facilitare l’atterraggio degli impollinatori, la seconda nei campi elettromagnetici che – al contatto tra fiore e impollinatore – facilitano il trasferimento del polline da uno all’altro.
FEBBRAIO

Melitaea celadussa: strada di fiori, strada di casa
LE MINACCE: PESTICIDI, PERDITA DI HABITAT E ALIENI
L’ultimo decennio ha mostrato un calo drastico negli impollinatori: l’apicoltura massiva ha favorito la trasmissione di parassiti sempre più tenaci; le colture intensive e l’uso di pesticidi hanno avuto ricadute negative sull’ambiente – degrado dei suoli, aumento delle emissioni di gas serra, inquinamento delle acque, perdita di biodiversità – attestandosi tra le cause primarie del declino degli insetti. L’esposizione a dosi anche non letali di pesticidi rende gli impollinatori più vulnerabili alle condizioni climatiche, inibisce l’apprendimento, la memoria a breve e lungo termine e la capacità di orientamento, impedendo alle api bottinatrici di ritornare all’alveare: un individuo che non riesce a ritrovare la via del ritorno soccombe in fretta, con possibili conseguenze sulla sopravvivenza dell’intera popolazione. In sostanza, anche se non esiste un solo fattore di declino, è indubbio che l’intervento umano sia la causa primaria. Per queste ragioni è importante diffondere le buone pratiche e adottare comportamenti consapevoli. Come? Evitando l’utilizzo di pesticidi, veleni e antiparassitari anche a casa nostra, nei giardini, negli orti, nei parchi pubblici.
MARZO

Gonepteryx rhamni: la lunga vita della Cedronella
FALSI MITI: LE FARFALLE VIVONO SOLO UN GIORNO
Impollinatori celebri e amatissimi, i lepidotteri sono noti ai più come farfalle e falene. Sono molti i falsi miti che li circondano e, tra questi, uno dei più diffusi riguarda la durata del loro ciclo vitale.
Le farfalle in realtà hanno un ciclo biologico intricato… e dura ben più di un giorno! La loro metamorfosi completa ha quattro stadi del tutto diversi l’uno dall’altro: la farfalla adulta depone le uova; il bruco raggiunge la propria pianta nutrice, ovvero la sua esclusiva fonte di cibo, prima di compiere 4-5 mute e trasformarsi in crisalide; la crisalide si rompe, quando le condizioni sono ottimali, permettendo la fuoriuscita della farfalla adulta. La vita di un esemplare adulto può durare da poche settimane a un anno, a seconda delle specie. Gonepteryx rhamni (o Cedronella), ad esempio, ha un ciclo vitale caratterizzato di solito da un'unica generazione annuale: la farfalla affronta l’inverno in uno stato simile all'ibernazione e ne emerge a primavera, per riprodursi e deporre le uova; i nuovi adulti spiccano il volo nei mesi di luglio e agosto e sono proprio loro ad affrontare l’inverno per dare vita a una nuova generazione l’anno successivo. Insomma, gli adulti di questa specie possono vivere addirittura 10 o 11 mesi!
APRILE

Rutpela maculata: l'impollinatore goffo
NON SOLO API: I COLEOTTERI
Quando parliamo di impollinatori, il pensiero corre subito ad api, vespe e farfalle, ma la rete degli impollinatori è molto più articolata e include membri inaspettati come colibrì, pipistrelli e persino formiche. Tra gli insetti impollinatori, i coleotteri non spiccano per notorietà, ma alcuni studi attestano che siano stati uno dei primi ordini di insetti ad aver sviluppato una relazione con le piante per l'impollinazione. I coleotteri interagiscono con i fiori in modo diverso dai colleghi impollinatori: invece di visitare i fiori per nutrirsi solo del nettare, spesso mangiano anche i petali e il polline stesso. Per questo motivo i fiori che li attraggono tendono ad avere strutture semplici o esposte e a produrre grandi quantità di polline. A causa della loro modalità di alimentazione e impollinazione, vengono definiti impollinatori goffi ma, nonostante siano meno efficienti rispetto ad api o farfalle e talvolta possano creare problemi alle piante coltivate, i coleotteri svolgono efficacemente il servizio ecosistemico di impollinazione e, in aree incolte, sono importanti per la riproduzione di molte specie di piante selvatiche.
MAGGIO

Ophrys holosericea: la maestra dell’inganno
FIORE E IMPOLLINATORE: UNA STORIA DI COEVOLUZIONE
Quella tra fiore e impollinatore è una relazione di lungo corso, nata circa 150 milioni di anni fa. Il primo incontro sarebbe avvenuto tra insetti e angiosperme: gli uni scoprirono che il polline poteva essere una fonte di nutrimento, gli altri che l’impollinazione entomofila (a cura degli insetti) era più vantaggiosa di quella anemofila (operata dal vento). Da allora i due gruppi hanno esercitato una pressione selettiva l’uno sull’altro, evolvendo insieme: le piante hanno sviluppato strutture fiorali specializzate e mezzi di richiamo per essere più attrattive (nettare, polline, odori, colori, forme), mentre gli insetti hanno messo a punto strutture corporee – come la spirotromba nelle farfalle – e comportamenti per rendere l’impollinazione più efficiente. Tra gli esempi più estremi ci sono le orchidee del genere Ophrys, che sfruttano una tipologia di mimetismo detta inganno sessuale: riproducono per imitazione feromoni, segnali visivi e olfattivi normalmente utilizzati dagli imenotteri femmine durante l’accoppiamento. In questo modo, le Ophrys attirano i maschi e li inducono a tentare un accoppiamento, definito pseudo-copulazione, che consente l'impollinazione.
GIUGNO

Bombus terrestris: l’impollinazione a ronzio
IL RONZIO DEL BOMBO
I bombi sono imenotteri della famiglia delle Apidae. Sono sociali, organizzati in colonie, altamente specializzati e impollinatori di rara operosità. Le zampe, provviste di peli, raccolgono efficacemente il polline; le ali resistenti permettono loro di volare anche in condizioni meteorologiche sfavorevoli. Mentre si spostano di fiore in fiore per nutrirsi di nettare, accumulano grandi quantità di polline sul loro manto peloso con un sistema che viene definito impollinazione vibrante o a ronzio: il bombo afferra il fiore e lo fa vibrare grazie alla rapida contrazione dei muscoli, provocando una fuoriuscita molto cospicua di polline, che viene trasferito ad altri fiori. Non è un caso che i bombi abbiano una preferenza per i fiori dalle forme complesse – come le corolle a forma di tubo – che altri potrebbero non essere in grado di impollinare con successo. Lavoratori instancabili, i bombi sono anche creature assai intelligenti: un esperimento della Queen Mary University of London ha mostrato che i bombi possono apprendere azioni che nulla hanno a che fare con i loro istinti naturali, come far rotolare una pallina in un buco.
LUGLIO

Sphaerophoria scripta: attori pieni di risorse
NON SOLO ANTIPARASSITARI: I SIRFIDI
I sirfidi sono ditteri (ovvero mosche) molto prolifici, grandi volatori ed esempi di mimetismo batesiano: completamente innocui, imitano le livree di imenotteri (api, vespe, calabroni) più pericolosi per tenere alla larga i predatori. I sirfidi sono spesso utilizzati come bioindicatori perché rispondono in modo differente a vari stimoli ambientali, sono diffusi in molti habitat e sono piuttosto semplici da riconoscere. Diverse specie di sirfidi sono interessanti anche per la potenziale funzione di protezione delle piante da diversi fitofagi. Come molti altri artropodi più noti (ad esempio le coccinelle), sono utili nel controllo dei parassiti sia in ambiente protetto che all’aria aperta: le larve dei sirfidi, infatti, sono particolarmente ghiotte di afidi, rendendole una soluzione sostenibile e non dannosa alle infestazioni in aree verdi.
AGOSTO

Impollinatori: navigatori floreali
BUSSOLA VERDE
Gli insetti, seppur piccoli, sono molto complessi e possiedono un insieme di organi di senso diversificati con cui percepiscono vari stimoli ambientali, che elaborano per prendere decisioni in merito al proprio comportamento. Ma come fanno a orientarsi? Le api mostrano una tecnica raffinatissima che permette loro di uscire dall’alveare, volare nell’ambiente circostante, raggiungere le fonti di approvvigionamento e ritrovare la via del ritorno. Per orientarsi sfruttano diversi sistemi: usano il sole come guida grazie alla capacità di percepire la componente ultravioletta della radiazione luminosa e la polarizzazione della luce solare anche quando il cielo è coperto; sanno distinguere alcuni elementi strutturali del paesaggio e molti colori (in particolare giallo e blu); riconoscono gli odori grazie a migliaia di sensilli posti sulle antenne. Insomma, le api hanno una bussola verde interiore che funge da vero e proprio navigatore satellitare. E sono anche chiacchierone! Essendo insetti che vivono in colonie con migliaia di individui, hanno sviluppato la capacità di comunicare alle compagne la posizione dei fiori che hanno visitato.